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sexta-feira, 7 de setembro de 2012

LEONARDO DA VINCI (1452-1519)






La biblioteca di Leonardo venne lasciata in eredità al fedelissimo Francesco Melzi che, all'indomani della scomparsa del suo maestro, si trasferì da Amboise alla propria villa di famiglia a Vaprio d'Adda, portando con sé libri, manoscritti e strumenti di bottega appartenuti a Leonardo[70]. Di questa raccolta parlarono l'Anonimo Gaddiano (1537-1542), Giorgio Vasari (1568) e Giovanni Paolo Lomazzo (1590), che la ricordano come gelosamente custodita[70]. Inoltre Vasari ricordò come un pittore milanese (Aurelio Luini?) possedesse alcuni scritti di Leonardo "scritti con la mancina a rovescio"[70].
Dall'analisi dei codici vinciani, si è potuto ricavare almeno una parte dei testi posseduti da Leonardo per i suoi studi. Nel 1504 dichiarava infatti in un suo scritto di avere oltre un centinaio di libri più una cinquantina di raccolte di suoi scritti: venticinque "piccoli", sedici "più grandi", due "maggiori", sei in "carta pecora" e uno con "coverta di camoscio verde"[100]. La biblioteca di Leonardo doveva comprendere:

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